INSIEME ALL’ASSOCIAZIONE QDB DIVERSAMENTE COMUNICO di via  Alberti, a MILANO, BRAIN GYM SCHOOL ORGANIZZERà UN ATELIER SETTIMANALE DI DISEGNO A DUE MANI (metodo BRAIN GYM) PER LA TERZA ETà.

PER INFORMAZIONI: Associazione QDB, tel. 329.0627175, mail: infoqdb2016@gmail.com

Vi presentiamo di seguito un articolo dal titolo “Disegno al bistrot mémoire” di Céline Sorin Imari pubblicato su “Le journal de l’association Brain Gym France N°52” – marzo 2017.

L’anno scorso ho animato un laboratorio di un’ora di Introduzione al Brain Gym come parte dei “Bistrots mémoire” a St Philbert di Bouaine. Con un gruppo di 8 persone dai 50 agli 80 anni, avevo proposto come prima cosa la sequenza del PACE (sequenza di movimenti di Brain Gym, ndt) poi alcuni movimenti, semplicemente spiegando come andassero praticati e come adattarli secondo le possibilità di ciascuno. I partecipanti in parte avevano l’Alzheimer in parte accompagnavano i malati. Mi ricordo soprattutto di una coppia: un uomo, che convive con questa malattia da qualche anno, accompagnato dalla moglie.

L’esperienza è stata molto piacevole, per me e per loro. Sensibilizzare all’importanza del movimento, del tocco, dell’accettazione di ciò che può e non può essere fatto, questo è ciò che mi sono riproposta per presentare le attività. Conoscevo poco di questa malattia e dei suoi sintomi tranne ciò che un caro amico mi aveva spiegato attraverso la sua esperienza di accompagnatore. In pratica, le attività di Brain Gym vengono proposte come un rituale quotidiano di “messa in moto” fra altre attività e stimoli che oggi sono messi a punto dai professionisti della salute.

Poiché l’atelier era molto piaciuto l’anno scorso, l’associazione dei “Bistrots mémoire” ha deciso di riproporlo. Sono dunque andata un giovedì in un bar di St Philbert de Grand Lieu dal nome… Bistrot Mémoire! Ho riconosciuto alcune persone presenti l’anno passato e poi alcune nuove, che venivano per la prima volta.

Gli incontri dei BM sono supervisionati da Flore, psicologa che opera a Nantes. In questi incontri, che hanno luogo ogni 15 giorni, vengono proposti vari temi con spazi di discussione e di scambio.

Qualche ora prima non avevo ancora deciso cosa avrei presentato, non sapendo se avrei ritrovato le stesse persone della prima volta. Poi, quando stavo per partire, ho avuto un autentico colpo di genio… Ho preso carta, matite, pennarelli e scotch. Ancora in preda all’energia del meraviglioso corso di disegno a due mani di dicembre con Glenys (Leadbeater, neozelandese che si occupa per la Edu-K della formazione degli insegnanti di Disegno a specchio in tutto il mondo, ndt) ero tutta eccitata all’idea di proporre questa attività.

La settimana precedente avevo messo i miei genitori al tavolo di cucina (68 anni entrambi) e, nonostante mio padre non avesse mai toccato una matita dai tempi della scuola, erano stati gentili e disponibili a lasciarsi andare in questa sperimentazione. E ci eravamo divertiti parecchio, anche se si sentivano piuttosto destabilizzati dal fatto di utilizzare le due mani insieme e di non controllare i gesti come avevano fatto in decenni di abitudine. Abbandonare l’attenzione al risultato, lasciarsi andare sulla pagina: questa è la sfida. Cominciare il gioco con i 5 movimenti chiave ha molto aiutato a liberare il movimento, la presa della matita e le aspettative. Per l’atelier del giovedì decisi, dopo il PACE, di partire dai 5 movimenti chiave: per guidare la pratica, li provammo anche in aria. Ad esempio, abbiamo eseguito tutti il movimento del mescolare in una pentola immaginaria in mezzo al bar. Immaginate un gruppo di persone anziane che mescolano per aria mentre dei giovani arrivano sul posto per giocare a biliardo o bere una birra…

Dopo aver sperimentato i diversi movimenti chiave sulla carta (preferibilmente con le matite colorate) abbiamo praticato il disegno a specchio “addosso” a coppie, sia sulla schiena che di fronte… Era bello da vedere, soprattutto le persone che presentano i sintomi più forti. E, in generale, è un gioco che è piaciuto parecchio! Sentire le dita percorrere la schiena quasi come un massaggio, ha fatto affiorare qualche sorriso e il desiderio di ritornare!

Rivedo lo sguardo attento di quel marito sulla moglie, che ha seguito anno dopo anno, che si lasciava andare alla sperimentazione e che era bella nella sua goffaggine. Successivamente, ciascuno ha messo un nuovo foglio sul tavolo e ha cominciato il disegno a specchio di una farfalla. Ancora una volta, l’accettazione di quello che accade, la non padronanza del gesto, l’aspettativa personale sull’estetica: tutto questo richiede benevolenza verso se stessi. Tutti si sono prestati al gioco e il seminario è stato gioioso e creativo!

Ed è sicuro che, in previsione delle vacanze, le nonne staranno già immaginando di fare il disegno allo specchio con i nipotini!

*Un Bistrot Mémoire è un luogo di accoglienza e di accompagnamento per persone che vivono difficoltà di memoria oltre che per i loro aiutanti più vicini. Questo tempo di accoglienza e accompagnamento è organizzato ogni settimana in un luogo pubblico, un caffè/trattoria aperto a tutti. La presenza di persone benevole preparate all’ascolto rinforza la qualità di questa accoglienza.

 

Tradotto in Italiano da Alessandra Corrias

 

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